Java Printing

di Agostino Marengo
Co-Founder @Osel

e-learning.
Finalmente, anche in Italia, i giochi si fanno seri, finalmente si iniziano a capire tendenze e mercato, finalmente non si parla solo di “filosofia” della formazione ma di soluzioni concrete.

Chi sono i leader? Chi fa tendenza? Chi innova? Quali sono i nuovi sviluppi? Quali i trend più interessanti?
Ecco, ora, concretamente, l’e-learning è entrato nel Business serio. Ma serio quanto?

Alcuni importanti player propongono cloud e-learning su tecnologia SaaS, altri vendono soluzioni ad hoc, altri ancora hanno prodotti “all inclusive”, svendendo la formazione come se fosse un prodotto da supermercato. In tutto questo la tecnologia, l’informatica, la fa da padrone (e parlo da informatico…pentito).
Anche qui, come ogni contesto in cui si considera l’uso del Computer, si rischia di dibattere sulla questione tecnologica, che è estremamente importante, ma non è tutto.

Se a questo aggiungiamo i corsi “pre-confezionati”, quelli già belli e fatti del tipo “one size fits all”, rischiamo di svilire (ancora una volta) il mercato e-learning alla stregua di quanto fatto all’inizio del duemila, quando si millantava che i corsi e-learning, quelli con il video del docente e le slide sincronizzate, fossero una soluzione innovativa e qualitativamente migliore, più efficiente ed efficace, delle lezioni in aula (una follia!).

Dove risiede la qualità dell’e-learning oggi? Come comprendere se la soluzione da consigliare è quella più giusta, la più adeguata alla realtà del cliente, la più performante, quella che soddisfa e “risolve il problema”?

Ritengo che la qualità di un prodotto e-learning stia nella somma del metodo di sviluppomodalità di fruizione, una somma tra cultura umanistica e tecnologia. Dobbiamo mettere in chiaro come verrà prodotto il corso, con quale metodo formativo e, successivamente, quale saranno i termini “tecnologici” per la sua fruizione.

Business Game? Ok, ma con che obiettivo e su quali contenuti?
Gamification? Ok, ma con quali presupposti e su quale tecnologia?

Il training non si improvvisa e non è “impacchettabile”, soprattutto se fatto in e-learning.

Per di più, ritengo che la questione primaria non sia la scelta della migliore piattaforma ma la focalizzazione sull’utente, la gestione dei percorsi formativi ad hoc, la scelta dei contenuti. Tutto questo non si risolve scegliendo un corso preconfezionato su una piattaforma “supermercato”.

Se un cliente ci chiede “quale piattaforma vendete?” o “che corsi avete a catalogo?”, io penso “è il NOSTRO cliente migliore!”, perché ha bisogno di una consulenza da zero, basata sullo studio di quel che è meglio per lui, per la sua azienda, per la realtà in cui opera.

Leggo, quindi, con attenzione un interessante articolo, anche se datato 2012, di due stimati colleghi della Università Bicocca, Garavaglia e Gaiotto e penso che, si, hanno ragione, è evidente il problema dell’adozione della soluzione e-learning migliore, è assoluto il problema della tecnologia più innovativa, ma (rif. Pag. 4 Tab. 1) il cliente richiede competenza (82%), integrazione (74%), prezzo ragionevole (66%), supporto (63%), referenze e testimonials (58%), qualità (56%).

Sono questi i numeri dell’e-learning, testimonianze su cui va meditato e su cui bisogna costruire consulenze e prodotti “sartoriali”, ritagliati su specifiche necessità.

Metodo, insomma, il resto è insalata, già tagliata, al supermercato.

Alla prossima

Ago