Talented team

di Agostino Marengo
Co-Founder @Osel

Sono sempre stato affascinato dall’estro.
Mi incuriosiscono tremendamente le persone dotate.
Da ragazzo avevo l’abitudine di immedesimarmi in quelle che reputavo vite speciali. Abbandonavo il mio punto di vista e provavo a vivere la loro realtà, a sperimentare il loro pensiero, a guardare il mondo con i loro occhi.
Ricordo, al liceo, c’era un mio compagno di classe che disegnava, a mano libera, qualunque cosa e lo faceva con una tale facilità che ti veniva voglia di imitarlo.
Enrico, così si chiamava (sono trascorsi – ahimè – tanti anni, ma ancora lo ricordo…Ciao Enrico!).
Un genio assoluto, incompreso dai più e, probabilmente, anche da se stesso. Gli veniva tutto così facile, un solo sguardo al prof che spiegava ed ecco pronta la caricatura, un commento veloce sull’attrice del momento e giù a tratteggiarne la silhouette, con la sua biro mordicchiata…già, per lui non era importante lo strumento, aveva la magia nelle mani e quella forza nell’immaginazione… Stavo lì a guardarlo in silenzio, in religioso silenzio.
E, poi, lo ammetto, cercavo di imitarlo. Lo facevo di nascosto, nella mia stanza. Ma, con mia grande delusione, non c’era alcuna magia nel mio tratto, la semplicità di quel gesto svaniva nella mancanza di immaginazione, la leggerezza che avevo ammirato diventava un peso enorme sulla mia matita.

Estro di Vito

L’estro di Vito

Ma come? Sembrava così facile! Non riuscivo a capacitarmi.

Con gli anni, grazie a quella curiosità, ho imparato a comprendere il valore dell’estro e a metterlo a sistema. Ho sempre cercato, tra i miei studenti e nella mia azienda, persone capaci di replicare quel senso di leggerezza, quella magia, da applicare ad un’idea, ad una sfida, ad un prodotto.

Questo è il caso di Vito, il nostro grafico, un autentico talento oselliano, che col disegno analizza e interpreta la realtà, la scompone, la rimodella, ne crea di nuove. Rimarrei ore a guardarlo mentre crea (ma non lo faccio per pudore).

Avatar Ago

Ago visto da Vito

L’estro disegna una realtà nuova e la applica ad un sogno.

Che c’entra con il business? Ritengo che le aziende debbano essere sogni che si realizzano, fatte da persone che hanno estro e che vogliono cambiare il mondo… citando il mio solito ‘amico’ Steve (Jobs – ndr), direi “perché solo chi ha il coraggio di cambiare il mondo, lo cambia davvero”.

MA, se noi, imprenditori italiani, non tiriamo via quella patina grigia alle aziende, votate ESCLUSIVAMENTE al profitto, che sfruttano tutto quello che è sfruttabile (persone e risorse), senza aggiungere nulla al “miglioramento condiviso”. Se non cancelliamo dalle nostre menti e dal nostro modo di fare, la figura dell’imprenditore che deve stringere mani e scendere a compromessi o, peggio, intessere tele più o meno lecite, per chiudere un contratto. Se non capiamo che solo la valorizzazione dei talenti può rendere un prodotto davvero competitivo, innovativo, unico e può fare la differenza tra “un’azienda” e “l’azienda”.

Se non capiamo tutto questo, vorrà dire che bisognerà accettare il fatto che questa nostra nazione non ha più molto da dire in quanto a competitività ed innovatività imprenditoriale, alla faccia degli olivetti, dei ferrari, dei mattei e di tutti gli italiani che hanno lasciato il segno.

Beh, auguri Vito. Un abbraccio Enrico.

Alla prossima
Ago