Seconda puntata del ciclo di interviste e “incontri” con i protagonisti della eLearning Revolution di Osel: parliamo oggi di Instructional Design con Gianluca Cardellicchio.

Gianluca, dacci una definizione di Instructional Designer.

Si tratta di una figura poliedrica che non può essere racchiusa in una definizione singola. Peraltro ogni Instructional (e ogni azienda) ti racconterebbe una cosa diversa.

Prima di tutto, l’Instructional si posiziona a monte di ogni progetto eLearning. Riceve i contenuti “grezzi” dalle aziende, il know how oppure, se espressamente richiesto, li crea ad hoc, spesso avvalendosi di risorse in outsourcing. Dopo averli ricevuti li rielabora perché possano essere fruibili all’interno di un ambiente eLearning, creando così uno Storyboard, che è certamente diverso dalla sua accezione classica dell’ambito prettamente cinematografico.

Uno Storyboard va ideato in relazione ai software utilizzati per la formazione e agli aspetti metodologici del progetto, includendo elementi di storytelling, serious game e tutte le tecniche moderne del digital training.

Lo sviluppo del progetto porta l’Instructional Designer a gestire i rapporti con i membri del team che si occupano di grafica, visual e development.

Si tratta di una figura in grado di seguire un progetto eLearning dal principio alla fine, sino alla creazione dei Test e alla validazione finale da parte del cliente.

Anche il rapporto con il cliente, nella fase di lavorazione, è in capo all’Instructional, che deve sviluppare competenze multidisciplinari ed essere una sorta di “umanista digitale”, dotato di skill editoriali, metodologiche e tecnologiche.

 

Quali sono le sfide più difficili che affronti nel tuo lavoro?

In primis occorre interfacciarsi con il cliente per spiegargli l’efficacia delle tecniche innovative che verranno messe in campo nel Progetto.

Occorre far capire come queste possano portare indubbi benefici all’azienda, migliorare la qualità del lavoro e avere un impatto positivo sul ROI.

Sovente motiviamo le Aziende ad essere più “coraggiose” e ad affidarsi a noi per la creazione di un percorso ottimale. La paura di sperimentare è un elemento da considerare.

Un’altra classe di sfide è legata proprio ai contenuti in sé: ci occupiamo di Aziende facenti parte delle merceologie più diverse e i contenuti in gioco sono di vari tipi, da quelli legislativi a quelli prettamente tecnici, da quelli in ambito etico, deontologico, motivazionale, etc.

Occorre quindi affrontare e metabolizzare mondi molto diversi tra loro per creare oggetti eLearning funzionali e performanti.

 

Esiste un “Metodo Osel” per la creazione di un progetto eLearning?

Sarebbe come chiedere la ricetta della Coca Cola (ride, ndr). Certamente la circostanza che Osel sia il prodotto di uno spin-off universitario è fondamentale per determinarne alcune caratteristiche peculiari: la voglia di innovarsi, di cambiare, di sperimentare strade nuove, di fare ricerca sempre e comunque. La concorrenza non sempre è sul pezzo o non sperimenta nuove strade.

Noi facciamo innovazione vera e analizziamo le tendenze. Siamo molto attenti a cosa accade nel mercato dell’eLearning, soprattutto per quanto riguarda il Nord Europa e gli USA.

Vogliamo rendere i contenuti sempre più interessanti ed accattivanti. Usiamo la gamification e altri paradigmi innovativi, ci piace elaborare un ambiente il più ‘visual’ possibile, col supporto della grafica e dell’illustrazione, cercando di utilizzare il meno possibile il testo a schermo, poiché vogliamo prodotti immersivi e coinvolgenti.

I fattori chiave del Metodo Osel sono quindi diversi e comprendono anche l’attenzione al dettaglio e allo storytelling.

Contaminazione e disruption: che posto occupano nel mondo Osel?

Sono due elementi fondamentali.

La disruption è parte del DNA originario di Osel. Lo abbiamo appena visto: innovazione, ricerca, studio e analisi per superare i paradigmi consueti.

La contaminazione è per me soprattutto di carattere culturale. Siamo un Team giovane, assetato di conoscenza e aperto agli stimoli più diversi. Condividiamo gli interessi più diversi: fumetti, cinema, serie TV, videogiochi, musica… La varietà culturale nel nostro Team è un valore aggiunto, in grado di influenzare e contaminare, appunto, i nostri prodotti, rendendoli accattivanti, contemporanei, immersivi, unici.

 

Ne abbiamo parlato di recente: secondo te “Content is still King”?

Assolutamente sì. Le aziende dovrebbero curare i propri contenuti fino allo sfinimento. Spesso fanno girare al proprio interno contenuti “grezzi” e poco utili.

I contenuti vanno costruiti in modo accurato e personalizzati.

Questo permetterebbe a noi di costruire degli oggetti eLearning ancora più potenti e accattivanti.

La qualità originaria dei contenuti incide sulle performance e sul ROI di un Progetto eLearning.

 

Come vivi la partecipazione all’eLearning Revolution di Osel?

In modo entusiasmante. Ho la sensazione che l’Azienda sia in parte mia. Non mi comporto come un “dipendente”. In Osel queste sono categorie preistoriche ormai.

Seguendo il processo di creazione dei progetti dall’inizio alla fine sento ancora di più la responsabilità e l’ingaggio all’interno del mondo Osel.

Mi reco al lavoro per creare, non “timbro cartellini”, mi sento parte davvero di una Rivoluzione nel mondo di pensare e fare la Formazione nel Terzo Millennio.

Questo è il nostro universo, questo è il nostro Team. Che si è strutturato in modo naturale, semplice, indipendente quasi, senza ‘Capi’ e categorie simili ormai stantie.

Noi siamo “oselliani”, quando lo capisci (e lo capisci quasi subito) vivi il lavoro in modo armonico e stimolante!

 

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