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di Alessio Barbone

La mia prima esperienza con Osel è stata durante il Progetto Tempus. La Cardiff Metropolitan University stava coordinando diverse università situate in Egitto, Libano, Tunisia, Marocco, Italia e Grecia con l’intento di creare una rete per la condivisione delle conoscenze nel campo del Leadership in Higher Education Management. Il progetto poteva contare sul supporto dei quattro Ministeri Arabi, l’Osservatorio Magna Charta, lo UK Leadership Foundation, le Agenzie della Rete Araba per la Garanzia della Qualità e l’Associazione delle Università Arabe.

Come partner tecnologico, il ruolo di Osel era di insegnare la metodologia e-learning agli altri partecipanti e coordinarli nella creazione di corsi online e l’installazione di un LMS. Per condividere le nostre conoscenze ospitammo insegnanti e tecnici delle altre nazioni per un paio di settimane durante l’inverno del 2012. Ricordo che in quei giorni, i nostri uffici divennero una simpatica torre di Babele.

I miei colleghi tennero molte lezioni in brevissimo tempo ed io ebbi il piacere di seguire il loro calvario sedendo al fianco dei partner stranieri, perché come loro, ero nuovo a quel mondo.

Gli istruttori ci mostrarono in dettaglio i passi da seguire per la creazione di un learning object. In primo luogo, c’è l’insegnante, il quale definisce il programma che verrà coperto dall’object e gli argomenti che approfondirà. Inoltre, decide e indica il materiale didattico che verrà usato come materiale di riferimento durante tutta la produzione. Di solito questo materiale è composto da libri e/o slide.

Poiché l’obiettivo dei nostri ospiti era quello di produrre una serie di lezioni online, i miei colleghi proseguirono l’aggiornamento mostrando loro come effettuare delle riprese con il green screen e come tagliare le registrazioni; ma per confezionare dei learning object di ottima qualità c’è bisogno di un instructional designer. Questi è come uno sceneggiatore di film: segue le linee guida dell’insegnate per creare uno  storyboard. Come una sceneggiatura, lo storyboard è un documento che descrive il contenuto del learning object  e come sarà mostrato ai discenti.

Qualsiasi cosa abbiate intenzione di fare – lezioni online o presentazioni avanzate  – per l’ultimo  passo della catena di montaggio, avrete bisogno di un tecnico di produzione, anzi, molto probabilmente ve ne servirà più di uno e con specializzazioni diverse. Come i registi dei film, questi tecnici concretizzano gli storyboard in ricche presentazioni e/o editano le riprese e le associano alle slide; quindi, le scormano.

Cosa? Non sapete cosa significa scormare?

 SCORM significa letteralmente “Sharable Content Object Reference Model” (ovvero, modello di riferimento degli oggetti a contenuto condivisibile), ed è una collezione di norme e specifiche per l’e-learning basato su web. Definisce la comunicazione tra il contenuto per il lato client ed il server, il quale di solito è supportato da un LMS. Uno SCORM è composto da tre sotto-specifiche:

  • La sezione Content Packaging, che contiene le specifiche di come il contenuto deve essere descritto e impacchettato.
  • La sezione Run-Time,  che descrive le specifiche sull’esecuzione del learning object e sulla comunicazione con il LMS.
  • La parte Sequencing, in cui si trovano le specifiche sulla navigabilità del contenuto da parte del discente.

Poiché l’object è composto da diversi file di tipi differenti, eseguendo lo scorm, i documenti vengono fusi in un unico file compatto, leggibile da qualsiasi LMS.

Infine, c’è il mio contributo alla catena di montaggio e agli insegnamenti impartiti agli amici stranieri: cliccare su upload e godersi la lezione!